Oggi abbiamo deciso di mostrare un “caso studio“, così da poter spiegare meglio come funzionano le analisi dell’app EQUA nella pratica.
Scegliere tra i 250 brand analizzati è stata dura e alla fine abbiamo deciso di partire dal fondo: ecco come ha fatto la PepsiCo a prendere appena 3 punti su 100, peggio di chiunque altro all’interno di Equa (ma chi andrà a spulciare tra i risultati degli altri colossi scoprirà che la multinazionale è in buona compagnia).
Prima di addentrarci nei dettagli (per tutti i criteri di valutazione di Equa clicca qui), ecco tre numeri che lasciano intuire come è messa l’impresa con sede a New York: PepsiCo ha ricevuto dai nostri ricercatori 0 punti sui Diritti Umani, 0 sul rispetto degli Animali e 10 su 100 nell’analisi relativa all’Ambiente (ricerca conclusa nel febbraio 2024).
Ricordiamo che all’azienda – che fattura oltre 86 miliardi di dollari (anno 2022) ed è presente in più di 200 Paesi – fanno capo diversi marchi: Pepsi, naturalmente, ma anche Lay’s, Quaker, Cheetos, Doritos, 7up, Gatorade, Lipton e Looza (l’elenco completo si trova nella sezione “Brand” della scheda di PepsiCo su EQUA).
PepsiCo alla prova dei diritti umani
Le criticità rilevate nel rispetto dei diritti umani per il colosso da oltre 300 mila dipendenti sono tante. A partire dalla presenza nei regimi oppressivi: l’azienda ha continuato le sue attività in Russia anche dopo l’invasione dell’Ucraina (contrariamente a quanto dichiarato) e fa affari in Egitto, Cina, Venezuela, Turchia, Filippine e Bangladesh, oltre ad avere una sede di produzione in Israele al momento in cui è stata fatta questa analisi.
PepsiCo è anche stata coinvolta in diversi episodi di accaparramento illegittimo della terra ai danni delle popolazioni indigene, in particolare legati all’olio di palma in Amazzonia.
I nostri analisti hanno poi assegnato 0 punti per il codice di condotta che l’azienda richiede ai fornitori almeno di primo livello. In particolare, è stato verificato che non vengono rispettati appieno questi punti: libertà di associazione; pagamento di un salario “dignitoso”; settimana lavorativa di massimo 48 ore e 12 di straordinario; occupazione regolare. Nel 2023, inoltre, il New York Times ha pubblicato un’inchiesta relativa all’impiego di giovani migranti di età inferiore a quanto consentito dalla legge (14-15 anni).
E l’elenco è ancora lungo. PepsiCo si contraddistingue, tra l’altro, per mancanza di trasparenza della catena di approvvigionamento, attività di lobbying intensa a discapito della salute e dell’ambiente, coinvolgimento nel gioco d’azzardo, compensi eccessivi al top management, rischio elevato di elusione fiscale (in Europa, per esempio, l’azienda conta decine di holding in Lussemburgo, Liechtenstein, Svizzera, Paesi Bassi e Cipro).
L’ambiente nella politica della multinazionale
La multinazionale statunitense è riuscita a raccogliere qualche punto nella reportistica relativa all’ambiente, che però ha poi perso in molti casi alla prova dei fatti. Per esempio, a fronte di un impegno pubblico ad azzerare le emissioni entro il 2040, è stato calcolato che le emissioni sono addirittura aumentate rispetto al 2015.
La stessa PepsiCo dichiara poi di fare ampio uso di insetting, una forma di offsetting (esternalizzazione dei crediti di carbonio), pratica ampiamente criticata da ambientalisti e scienziati.
Altro punto debole è l’uso di plastica: secondo le stime di Break Free From Plastic nel 2022 l’azienda è stata il secondo produttore mondiale e la plastica vergine negli imballaggi, sempre al momento in cui è stata fatta questa ricerca, risultava in crescita.
Quanto all’uso dell’olio di palma, diversi fornitori sono stati accusati, tra l’altro, di aver contribuito alla deforestazione e di aver danneggiato flora e fauna locale in Indonesia, Ecuador e Guatemala.
La stessa PepsiCo, inoltre, ammette di fare uso di prodotti e ingredienti geneticamente modificati, comportamento penalizzato nelle nostre griglie di valutazione.
La politica sul benessere animale di PepsiCo
PepsiCo vende diversi prodotti di origine animale e non ha una politica sul benessere animale adeguata. Per esempio, in merito al trattamento del bestiame per la produzione di latticini, la multinazionale scrive: “Siamo consapevoli che il contesto locale influisce sulla portata e sulla velocità con cui gli allevatori possono integrare la sostenibilità nelle loro attività e supportiamo i nostri allevatori nell’adozione di procedure basate sulla scienza e incentrate sulle mucche, con elevati standard di cura degli animali. Incoraggiamo l’uso di nuovi approcci basati sulla scienza e incoraggiamo i nostri allevatori a dotarsi di un piano per il benessere degli animali e dell’azienda, al fine di promuovere il miglioramento continuo”.
Ai fini delle nostre valutazioni, queste dichiarazioni sono state valutate insufficienti e l’azienda ha ricevuto 0 punti in questa sezione.
Cosa posso fare io?
Come ogni azienda che ha ricevuto un punteggio basso (sotto i 33 punti su 100, per la precisione), nella scheda-azienda di PepsiCo su EQUA si trova il modulo “Contatta l’azienda”: in due click (due di numero) è possibile inviare a PepsiCo un’email precompilata che spiega quali sono le critiche rilevate, perché non ci piace la loro etica aziendale e come mai non compreremo i loro prodotti finché non cambieranno: un modo concreto, secondo noi, per fare pressione nella giusta direzione.
La seconda cosa che possiamo fare, naturalmente, è scegliere una delle alternative che si trovano in fondo alla scheda al momento dell’acquisto (sono visibili solo agli abbonati). Spoiler: tra le bibite gassate, la prima classificata è Fava Bibite Srl, quella che produce, per esempio, il Guaranito.
Abbiamo bisogno di te!
Questa analisi dà almeno un’idea della complessità e dell’importanza delle analisi che facciamo ad EQUA.
Per questo motivo, vi facciamo questa proposta: partecipate oggi stesso alla campagna di raccolta fondi per permettere ad EQUA di crescere libera e indipendente, così da illuminare le scelte di acquisto vostre e di tante altre persone e poter fare pressione sulle aziende affinché rispettino le persone, l’ambiente e gli animali.
Puntiamo a raccogliere 12.000 euro per far luce sui comportamenti di altre 60 aziende e spingerle verso comportamenti più etici.



